Genova e i jeans: la storia di un legame che attraversa i secoli
di Alessia Spinola
GENOVA (GE) - Genova e i jeans: un legame che affonda le sue radici nei secoli e che intreccia storia, commercio e tradizione tessile. Prima ancora di diventare un’icona globale della moda, questo tessuto resistente nasce infatti tra i traffici portuali e le lavorazioni della città ligure.
Oggi i jeans sono ovunque: dai look quotidiani agli abbinamenti più ricercati, fino agli utilizzi più creativi nel design e nell’arredamento. Non più solo pantaloni, ma giacche, gonne, accessori e perfino oggetti per la casa. Un materiale che ha saputo reinventarsi continuamente, mantenendo intatta la sua identità.
Ma per capire davvero la loro origine bisogna tornare indietro nel tempo, tra rotte commerciali e botteghe artigiane. Diverse ricostruzioni raccontano come già nel Quattrocento circolasse un tessuto robusto di colore blu, prodotto in Piemonte e acquistato dai mercanti genovesi. Questo materiale veniva utilizzato soprattutto per scopi pratici: proteggere le merci e realizzare coperture resistenti per l’attività portuale.
Proprio a Genova, però, quel tessuto iniziò a distinguersi e a diffondersi, tanto da essere associato direttamente alla città. Secondo alcune interpretazioni linguistiche, il termine “blue jeans” deriverebbe dal francese “bleu de Gênes”, ovvero “blu di Genova”.
Un’altra teoria porta invece in Francia, nella città di Nîmes, dove si sarebbe prodotto un tessuto simile chiamato “de Nîmes”, da cui nascerebbe il termine “denim”. In questo caso, sarebbero stati i marinai genovesi a trasformarlo in pantaloni da lavoro, apprezzati per la loro resistenza.
C’è poi chi collega l’origine del jeans al “bordatto”, un tessuto ligure pensato per abiti da lavoro, a conferma di quanto questo materiale sia sempre stato legato alla funzionalità e alla durata nel tempo. Al di là delle diverse versioni, resta un punto fermo: Genova ebbe un ruolo centrale nella diffusione e nell’utilizzo di questo tessuto, contribuendo a trasformarlo in un prodotto riconoscibile e richiesto.
Il salto verso il successo internazionale avvenne nel XVI secolo, quando il fustagno genovese, migliorato nella lavorazione e reso accessibile nei costi, iniziò a conquistare i mercati europei, in particolare quello inglese. È proprio in questo contesto che il termine “jeans” cominciò a prendere forma.
La storia del denim, però, non si limita alla moda. Tracce della sua presenza emergono anche nel patrimonio artistico genovese. Nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, alcune statuine del presepe settecentesco mostrano figure vestite con abiti realizzati in questo tessuto.
Anche il Museo Diocesano conserva testimonianze significative: una serie di teli del Cinquecento, decorati con scene sacre e realizzati su supporti blu tinti con indaco, considerati da molti studiosi come precursori del denim moderno.
Infine, tra Seicento e Settecento, un pittore anonimo noto come “Maestro della tela jeans” raffigurava nei suoi dipinti personaggi vestiti con capi in fustagno genovese, ulteriore prova della diffusione di questo materiale ben prima della sua consacrazione contemporanea.