Genova e il suo “Sottospora”: alla scoperta del sottosuolo della città

di Alessia Spinola

GENOVA - Non serve andare fino a Hawkins per trovare un mondo capovolto: anche Genova custodisce il suo personale “Sottosopra”. Sotto strade, piazze e palazzi si estende una città parallela fatta di gallerie, cavità naturali, ossari, passaggi segreti e rifugi antiaerei. È lì, nel buio del sottosuolo, che affondano le radici della Superba. Accendere una luce in questi spazi significa attraversare i secoli, riscoprendo ciò che ha plasmato il passato e continua a influenzare il futuro.

Nel febbraio 2023 il Comune ha annunciato l’avvio di una mappatura digitale dell’intero sottosuolo urbano, con l’obiettivo di costruire una “digital city” sempre più completa e dettagliata. Il progetto è coordinato da Stefania Traverso, responsabile del SIT – Sistemi Informativi Territoriali della Direzione Tecnologie Digitalizzazione e Smart City, in collaborazione con il Centro Studi Sotterranei.

Ecco alcuni dei luoghi più affascinanti e misteriosi che compongono il volto nascosto di Genova:

I sotterranei del Ponte Monumentale

Il Ponte Monumentale, icona che domina via XX Settembre, non mostra tutto di sé. Oltre alla struttura visibile, l’ingegnere Cesare Gamba progettò anche un articolato sistema interno. L’accesso avviene da un tombino in Corso Andrea Podestà: da lì si scende in un corridoio che conduce a un pozzo stretto, passaggio obbligato per raggiungere il livello inferiore.

Sotto terra si apre un ambiente suggestivo: archi in laterizio, muri in pietra e grandi aperture circolari che, oltre a sostenere la struttura, permettono di scendere ancora più in profondità. Dal soffitto pendono sottili formazioni calcaree, soprannominate “capelli d’angelo”. Proseguendo si incontrano anche tratti delle mura del Cinquecento, nei pressi dell’antica Porta di Santo Stefano.

L’Acquasola e l’ossario della peste

Nel 1657 la peste devastò Genova, provocando circa 60 mila vittime su una popolazione di 90 mila abitanti. Sotto l’attuale parco dell’Acquasola vennero sepolti migliaia di corpi. Ancora oggi, nei cunicoli sottostanti, si possono osservare impressionanti colonne di ossa sovrapposte: un luogo che racconta uno dei capitoli più drammatici della storia cittadina.

Il rifugio sotto Villetta Di Negro

Dopo il 1936, sotto Villetta Di Negro venne realizzato un rifugio destinato a ospitare gli uffici della Prefettura in caso di bombardamenti, oltre a funzionare come centro di allarme durante la Seconda Guerra Mondiale. Vi si accedeva da tre ingressi: uno in Salita delle Battistine (oggi chiuso) e due all’interno del parco.

Durante il conflitto fu utilizzato anche da civili e militari.

La Galleria delle Grazie

Tra i rifugi più noti c’è la Galleria delle Grazie, composta da due tratti distinti: la “traversata vecchia” e la “traversata nuova”. Qui si consumarono due tragedie durante la guerra.

Il 22 ottobre 1942, nel corso di un massiccio bombardamento, oltre 200 tonnellate di bombe colpirono la città. La sera successiva, al suono delle sirene, una folla cercò riparo entrando dall’accesso di Porta Soprana. La pressione fece cedere i cancelli e centinaia di persone morirono nella calca: le vittime ufficiali furono 354, ma alcune fonti parlano di numeri più alti. Un’altra tragedia avvenne il 4 settembre 1944, quando un bombardamento colpì chi stava cercando di entrare nel rifugio: morirono 143 persone.

Ancora oggi sulle pareti si leggono scritte come “Vietato sostare: inoltrarsi” o “Zona riservata alle forze armate”, insieme alle placche numerate che indicavano la distanza dall’ingresso. In via di Porta Soprana due lapidi ricordano la strage del 1942.

La Grotta Doria

Definita da Giorgio Vasari “Fonte del Capitano Lercaro”, la Grotta Doria fu realizzata intorno al 1550 su progetto di Galeazzo Alessi. Dal 1603 entrò a far parte dei giardini retrostanti la Villa di Fassolo dei Doria.

Si conserva ancora una sala ottagonale con soffitto decorato da scene mitologiche, molte ispirate alle “Metamorfosi” di Ovidio. Pareti e cupola sono rivestite da conchiglie, coralli, maioliche, ciottoli, cristalli e frammenti di stalattiti. Un tempo una lanterna, sormontata da un’aquila simbolo dei Doria, illuminava l’ambiente dall’alto; oggi non esiste più e la cupola è chiusa da una lastra in cemento.

Con la costruzione della ferrovia e la modifica dei giardini soprastanti, la grotta cadde nell’oblio. Fu grazie alle ricerche del professor Lauro Magnani che venne riscoperta: dopo aver bussato a numerose porte, individuò l’accesso in quella che una residente riconobbe come la propria cantina. In seguito l’edificio fu riacquistato dai Doria.

Un patrimonio nascosto, fragile e affascinante, che racconta una Genova meno visibile ma altrettanto potente: quella che vive sotto i nostri passi.