Genova scolpita nella pietra: la storia segreta dei 75 “Giganti di marmo” dell’Ospedale San Martino

di Alessia Spinola

GENOVA - Genova custodisce tesori nascosti non solo nei palazzi nobiliari e nelle chiese, ma anche tra i corridoi di luoghi insospettabili. Tra questi c’è una presenza silenziosa e monumentale che sorprende persino molti genovesi: i cosiddetti “giganti di marmo” dell’Ospedale San Martino.

All’interno del complesso ospedaliero sono state censite ben 75 statue marmoree. Non si tratta di semplici opere decorative, ma di testimonianze tangibili della storia cittadina e della tradizione di beneficenza che per secoli ha sostenuto l’istituzione. Ogni scultura racconta una storia attraverso dettagli simbolici accuratamente scolpiti.

Alcune figure presentano mani sproporzionatamente grandi, un chiaro richiamo alla generosità di chi ha contribuito con donazioni importanti. Altre stringono o mostrano un fazzoletto, emblema di “pietas”, cioè di compassione e vicinanza verso i malati. In certi casi, i piedi poggiano su un sacco colmo di denaro, a sottolineare il peso e il valore del lascito economico. Non mancano cartigli decorati, incisi con motti religiosi o morali, talvolta sorretti direttamente dal benefattore raffigurato: tra questi spicca l’iscrizione “A Dio ciò che è di Dio”.

Dietro queste opere esisteva persino un vero e proprio sistema regolamentato: l’entità della donazione determinava il tipo di commemorazione concessa. Si andava da semplici lapidi a busti celebrativi, fino a statue a figura intera, in piedi o sedute. Un “tariffario” della memoria che, tra il 1580 e i primi decenni del Novecento, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia di Genova, trasformando la riconoscenza pubblica in arte e pietra.

I "Giganti" inizialmente erano 127, ma a seguito di bombardamenti, abbandoni e trasferimenti ne sono rimasti, come anticipato precedentemente, settantacinque. Rimanendo all’interno dell’area del San Martino, uno dei percorsi più suggestivi prende avvio dal Monoblocco e conduce fino al Castello Boccanegra, per poi proseguire verso il Padiglione Maragliano. Lungo questo itinerario si incontrano 24 opere, un vero viaggio nella memoria scolpita della città.

Tra le testimonianze più antiche spicca la statua del 1596 che raffigura Bartolomeo Senarega, proveniente dall’antico ospedale di Pammatone, e quella dedicata a Benedetto Giordano, datata 1637, originariamente collocata presso il Cronici Infermeria Banda Piccola. Opere che raccontano non solo i volti dei benefattori, ma anche gli spostamenti e le trasformazioni delle istituzioni assistenziali genovesi nel corso dei secoli.

Non tutte le sculture, però, si trovano oggi all’interno del complesso ospedaliero. Alcune sono distribuite in altri luoghi simbolo della città, come il Palazzo di Giustizia, la Loggia dei Banchi, il Museo di Sant’Agostino e il Convento delle Brignoline. Questa dispersione è il risultato di trasferimenti forzati, periodi di abbandono, incuria e persino dei danni provocati dai bombardamenti.

Complessivamente sono 52 le statue oggi individuate fuori dal San Martino: un patrimonio diffuso che può essere esplorato attraverso altri quattro itinerari nel cuore di Genova, trasformando la città in un museo a cielo aperto tutto da riscoprire.