«Il mondo è molto più accogliente di quanto immaginiamo»: Luca Capocchiano torna a raccontare il suo giro del mondo in Vespa

di Redazione

GENOVA - Un viaggio lungo oltre 40 mila chilometri, cinque continenti attraversati e una promessa mantenuta fino in fondo. Dopo il successo del primo volume, Luca Capocchiano torna in libreria con "Il giro del mondo a 80 all'ora – Parte Seconda", disponibile su Amazon dal 16 giugno e presto anche nelle librerie. Un nuovo capitolo che riprende il racconto dall'Australia e accompagna il lettore attraverso alcuni dei luoghi più estremi e affascinanti del pianeta.

«Se dovessi riassumere questo secondo libro con una sola parola sceglierei "tenacia" -racconta Capocchiano- L'Outback australiano è stato uno dei momenti in cui ho pensato davvero di mollare. Nel primo libro c'era l'entusiasmo della partenza e anche molta ingenuità; qui invece affronto il viaggio con maggiore consapevolezza, ma davanti a difficoltà ancora più grandi».

L'idea di circumnavigare il mondo su una Vespa nasce molti anni prima della partenza. Durante un precedente viaggio fino a Tarifa, davanti all'oceano, Luca si fece una promessa: un giorno nemmeno il mare avrebbe fermato il suo cammino. Una promessa rimasta viva per oltre dieci anni, nonostante una carriera avviata, un lavoro in Ferrari e una relazione importante: «Continuavo a trovare ottimi motivi per rimandare, ma non volevo convivere con il rimorso di aver rinunciato al mio sogno. A 36 anni mi sono detto: "Ora o mai più"».

Se il viaggio gli ha insegnato qualcosa, non riguarda tanto i luoghi quanto le persone. Un'idea che, pagina dopo pagina, diventa uno dei messaggi centrali del libro: «Siamo abituati a pensare che il mondo sia pericoloso, ma la mia esperienza mi dice l'esatto contrario. I momenti più difficili sono stati causati dal freddo e dagli animali selvatici, mai dagli esseri umani. Ovunque ho trovato persone pronte ad aiutarmi».

Tra tutti i Paesi visitati è l'Iran quello che più lo ha sorpreso. Partito con i timori alimentati dalle notizie dell'epoca, ha invece trovato un popolo capace di farlo sentire accolto e protetto: «Mi fermavo spesso per problemi alla Vespa e c'era sempre qualcuno disposto a darmi una mano. Ho imparato che chi possiede meno è spesso anche chi è più disposto a condividere».

Il viaggio, però, è stato anche una sfida personale fatta di rinunce. Per partire Capocchiano ha lasciato alle spalle affetti, lavoro e certezze, pagando anche il prezzo della fine della relazione che lo accompagnava da dieci anni.

Eppure, guardandosi indietro, non ha dubbi su quale sia stato il vero gesto di coraggio: «Non è stato partire, ma continuare. Ci sono stati momenti in cui fermarsi sarebbe stata la scelta più semplice. Il più grande atto di coraggio, però, lo racconterò nel terzo libro».

Un'anticipazione che incuriosisce i lettori. Il terzo e ultimo volume è infatti già praticamente pronto e racconterà la fase conclusiva dell'impresa, tra l'Amazzonia, il rientro in Europa e gli ultimi chilometri verso Genova, fino alla conclusione definitiva del giro del mondo.

A chi sogna un'avventura simile ma continua ad aspettare il momento perfetto, Luca lascia un consiglio semplice quanto diretto: «Quel momento non arriverà mai. I motivi per rimandare saranno sempre infiniti. Spesso siamo noi a costruirci gli alibi. Se un sogno continua a bussare alla porta, prima o poi bisogna trovare il coraggio di aprirla».